Domande frequenti

Ma parlare sia la lingua regionale che l'italiano non e' un modo per confondere i bambini?

Ma la gente che in passato aveva una parlata regionale come lingua madre spesso aveva problemi ad imparare l'italiano; dunque la lingua regionale può confondere?

Ma anche se decidessi di esporre i miei figli ad una lingua regionale, sarebbe sempre un dialetto, e quindi senza una grammatica e una sintassi. Questo si puo' considerare bilinguismo?

Ma le grammatiche delle lingue regionali sono comunque più semplici di quelle dell'italiano, quindi perché impararle?

Come si fa ad insegnare due lingue ai figli?

Come si può fare per assicurarsi che un bambino venga esposto alle due lingue "in modo costante e in situazioni diverse"?

Ma se poi il bambino si confonde e mischia la lingua regionale all'italiano?

Ma parlare sia la lingua regionale che l'italiano non è un modo per confondere i bambini?
Per anni, gli insegnanti di tutta Italia hanno insistito che si parlasse solo italiano con i bambini, credendo che l'essere circondati da italiano e "dialetto" fosse uno svantaggio. La ricerche più moderne ci insegnano che non è affatto così, e che infatti il bilinguismo infantile porta vantaggi enormi, come un'abilità più ampia di pensiero, una maggiore propensione nell'accettare le culture altrui, o una migliore capacità nell'apprendere una lingua straniera.
E' vero che a volte il bilinguismo (non sempre però) porta a uno sviluppo linguistico leggermente più lento. Per esempio, all'età di tre anni e mezzo mio nipote diceva "cosa lavoro vai a fare?" mentre i suoi coetanei monolingua usavano la struttura corretta ("che lavoro vai a fare"). Questo piccolo "cambiamento di itenerario" è però durato solo poco tempo, e da lì a poco anche mio nipote iniziò a usare il "che" là dove lo usavano i suoi coetanei. Ci è arrivato leggermente in ritardo, ma dopo un paio d'anni parlava scorrevolmente due lingue, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

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Ma la gente che in passato aveva una parlata regionale come lingua madre spesso aveva problemi ad imparare l'italiano; dunque la lingua regionale può confondere?
Qui bisogna tenere conto di due cose: il bilinguismo vero e quello "artificiale". I nostri avi che avevano una parlata regionale come madre lingua hanno faticato tanto con l'italiano perché non vi sono stati esposti, e una lingua non la si impara senza esposizione. Spesso sentivano parlare italiano solo per un paio di ore in classe, e abbandonavano la scuola dopo quattro o cinque anni di elementari. In queste condizioni sarebbe stato un miracolo se avessero imparato un buon italiano. La situazione al giorno d'oggi è molto diversa: l'italiano è parlato da tutti e dappertutto, e i giovani continuano le scuole ben dopo il livello elementare. Esiste quindi l'opportunità di esporre i bambini a due lingue in una maniera sistematica e che gli permette di diventare competenti in entrambe.

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Ma anche se decidessi di esporre i miei figli ad una lingua regionale, sarebbe sempre un dialetto, e quindi senza una grammatica e una sintassi. Questo si puo' considerare bilinguismo?
L'idea che le lingue regionali non abbiano una grammatica è un mito molto dannoso e che va sfatato. Certo non tutte le lingue regionali hanno avuto la fortuna di essere state studiate dai grammatici (ma molte lo sono state, come per esempio il veneto, il napoletano, il piemontese, ecc.), ma ciò non vuol dire che non abbiano regole grammaticali, semplicemente che nessuno si è preoccupato di scriverle su un libro. Tutti i sistemi linguistici seguono delle regole logico-grammaticali, e il loro apprendimento implica la comprensione e l'uso di tali regole, anche se queste non sono mai state codificate.

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Ma le grammatiche delle lingue regionali sono comunque più semplici di quelle dell'italiano, quindi perché impararle?
Altro mito da sfatare. L'italiano non è né più semplice né più complicato delle altre lingue d'Italia, è semplicemente diverso. E' vero che in certi casi accade che l'italiano ha una regola più complicata quando lo si paragona ad una determinata lingua regionale, ma questi casi sono inevitabilmente accompagnati da altri in cui è la stessa lingua regionale ad avere regole più complicate. Un esempio? Nel sistema numerico, l'italiano differenzia tra maschile e femminile solo per il numero uno, mentre alcune lingue regionali differenziano fino al due, e altre ancora fino al tre:

  maschile femminile
italiano uno una
  due due
  tre tre
napoletano uno una
  duje doje
  tre tre
lombardo vün vöna
  düü do
  trii tre

E questo vale per molte altre categorie grammaticali, dove le lingue regionali hanno avuto sviluppi differenti dall'italiano, o hanno mantenuto caratteristiche del latino non attive nell'italiano.

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Come si fa ad insegnare due lingue ai figli?
Prima di tutto bisogna ricordarsi che le lingue madri non si "insegnano" nel senso scolastico della parola; i bambini le apprendono attraverso un esposizione regolare e naturale (vedi anche FAQ sopra), imitando il mondo che li circonda così come apprendono la capacità di sorridere. La cosa più importante è assicurarsi che il bambino sia circondato già dalla nascita dalle due lingue in questione, preferibilmente in modo costante e in situazioni diverse. Questo farà sì che il bambino senta il bisogno di apprendere entrambe le lingue per poter diventare parte dell'ambiente che lo circonda. Questa è la cosa più importante; una volta che il bambino viene regolarmente esposto a due lingue, le imparerà tutte e due.

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Come si può fare per assicurarsi che un bambino venga esposto alle due lingue "in modo costante e in situazioni diverse"?
Uno dei metodi più collaudati è quello di une personne une langue, ovvero "un genitore una lingua". Questo sistema si basa sull'idea che il padre parla solo e sempre una delle due lingue con il bambino, e la madre parla solo e sempre l'altra. Questo sistema funziona bene in casi di matrimoni misti, dove i genitori non hanno una lingua regionale in comune. In questi casi, un genitore sarà il punto di riferimento per l'italiano, mentre l'altro si occuperà di parlare la propria lingua regionale. In località dove la lingua regionale è poco parlata, sarebbe utile organizzarsi in modo da poter dare al bambino un punto di riferimento maggiore, per evitare che la lingua regionale venga abbandonata perché "tanto la parla solo papà". Il metodo più ovvio ed efficace è quello di appoggiarsi ai nonni, i quali dovrebbero acconsentire di parlare in lingua regionale con il bambino. In casi dove i nonni vengono a mancare, si può chiedere aiuto a amici, vicini di casa, o altre persone che il bambino frequenta regolarmente. Questo problema non esiste per l'italiano, che al giorno d'oggi è onnipresente, attraverso la scuola e la televisione, anche in località dove è poco parlato dalle persone.
In caso di matrimoni non misti, invece, un sistema adatto sarebbe quello di avere una "lingua di casa" per la comunicazione di famiglia (la parlata regionale) e una "lingua di fuori casa" per comunicare con gli altri (l'italiano), che è poi il sistema con il quale molte delle nuove generazioni hanno imparato la lingua regionale.

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Ma se poi il bambino si confonde e mischia la lingua regionale all'italiano?
Questa idea della "confusione" va vista nel contesto linguistico. Appena il bambino avrà capito che i parlanti della lingua regionale comprendono anche l'italiano, allora è facile che inizi ad usare parole del patrimonio regionale quando parla italiano o vice versa parole italiane quando parla la lingua regionale; questo è un procedimento normalissimo (si chiama "alternanza di codice") e accade in tutti i casi di bilinguismo. Ciò non significa però che il bambino non sappia che lingua sta parlando, si comporta semplicemente in maniera creativa, giocando con le due lingue sapendo che chi lo circonda le capisce entrambe. Lo stesso bambino imparerà presto che non tutti coloro che conoscono l'italiano conoscono anche la sua parlata regionale, e sarà quindi attento nel tenere le due lingue ben separate quando la situazione sociale lo richiede. Questo comportamento è ben conosciuto nel campo del bilinguismo ed è stato confermato innumerevoli volte da studiosi di tutto il mondo.

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